Costruire il territorio in sinergia

Venerdì 16 novembre, a margine di Edilespo, CAT ha organizzato una tavola rotonda intitolata “Progettare il territorio ticinese e le sue città”.

Pablo Valsangiacomo Architetto ETHZ

In apertura il presidente di SIA Ticino, Paolo Spinedi, ha ricordato la fruttuosa collaborazione con CAT (Conferenza delle Associazioni Tecniche del Canton Ticino) e i risultati conseguiti in questo primo periodo: il chiaro incremento del numero dei concorsi pubblici e il miglioramento delle condizioni per gli ingegneri nei confronti di grandi committenti privati, per cui le offerte dei primi non vengono più valutate esclusivamente in base al prezzo. Da parte sua il direttore di CAT, Loris Dellea, ha rammentato i due gruppi di lavoro sui quali CAT si sta concentrando: da una parte l’Osservatorio Commesse Pubbliche e dall’altra la Commissione tecnica Urbanistica e Architettura composta da rappresentanti di SIA, FAS (Federazione Architetti Svizzeri) e FSU (Federazione Svizzera degli Urbanisti).

Dozio ha aperto la discussione citando Paolo Poggiati, capo sezione dello sviluppo territoriale: «Intervenire nel paesaggio costituisce una responsabilità che deve essere assunta dal progettista e dall’istante della domanda di costruzione, questo perché ogni costruzione o modifica del suolo non è solo un atto individuale, ma anche un atto con implicazioni verso la collettività». Si è anche ricordata la recente Dichiarazione di Davos, una carta impegnativa volta a garantire maggiormente la qualità dell’impatto umano sul territorio.

Il disegno del territorio odierno pone molteplici sfide menzionate a più fasi dai relatori: la creazione, il potenziamento e il miglioramento delle infrastrutture, gli sviluppi portati dalle innovazioni, il cambiamento di sensibilità della società, la pianificazione urbanistica e paesaggistica, gli interessi politici e privati e i concorsi come mezzo di ricerca di una qualità superiore.

L’infrastruttura, come osservato da Wettstein, si pone quale motore dello sviluppo urbano: a partire dalle stazioni ferroviarie ottocentesche, fino alla nuova apertura del tunnel del Ceneri, che cambierà in maniera radicale la percezione del territorio ticinese. Infrastruttura come intreccio nervoso della regione, che corre però il costante rischio di creare spaccature nel tessuto urbano o di rivelarsi invadente sotto vari punti di vista; una dualità tra rischi e benefici, spiegava Biaggio, nella quale USTRA (Ufficio federale delle strade) deve districarsi. Se i decenni passati sono stati caratterizzati dalla creazione delle autostrade, quelli a venire saranno confrontati con la necessità di un aumento di capacità delle stesse, come la tratta fra Mendrisio e Lugano, oggi già satura.

Si è inoltre sottolineato il fondamentale coinvolgimento di attori con conoscenze specifiche del territorio, che curino anche l’inserimento paesaggistico degli interventi. Il progetto di Airolo, ad esempio, vuole combinare il raddoppio della galleria autostradale con la copertura di parte dell’autostrada con il materiale di scavo, riqualificando un segmento di paesaggio oggi diviso con effetti per certi versi analoghi all’intervento di Roveredo.

Tra gli esempi storici ricordati vi è stato in particolare il lavoro di Rino Tami per l’autostrada A2.

Buzzi ha sottolineato il valore aggiunto dell’infrastruttura nella costruzione del territorio, come il più recente esempio di Alptransit, per la quale ha lavorato Flora Ruchat.

Ma l’infrastruttura in Ticino non costituisce soltanto un buon esempio, vi sono stati anche gravi errori, come la tratta di Bissone o quella di Chiasso, dove alla pianificazione tecnica si sono sovrapposti interessi politici o personali.

Se fino a pochi decenni fa il disegno delle città era curato dagli architetti, esso è oggi monopolio dei pianificatori. È stata quindi ribadita l’importanza d’integrare nuovamente gli architetti in questo processo.

Una sfida odierna, secondo Mordasini, consiste nel costruire sul costruito, che pone da una parte la necessità di evitare disturbi all’utenza, dall’altra il miglioramento del contesto dovuto anche ad una maggiore sensibilità della popolazione. Per farvi fronte è necessaria una multidisciplinarietà già dalle prime fasi. La difficile lettura del territorio pone quindi l’evidente necessità di sinergie tra architetti, ingegneri e tutti gli altri specialisti del settore.

In questo senso quindi il concorso si rivela lo strumento più efficace per la ricerca di soluzioni innovative che curino gli interessi della società. Per Buzzi il concorso di progettazione può portare a idee più valide, complete e al contempo più economiche rendendo chiaro che la pressione sull’onorario del progettista può rivelarsi controproducente. Continuando su questa falsariga sarebbe senz’altro interessante la promozione di concorsi anche per opere private di grande scala, come spesso succede Oltralpe. Secondo Wettstein altri strumenti utili al confronto d’idee, soprattutto in ambito di pianificazione, sono i mandati di studio in parallelo che permettono un dialogo aperto e valorizzante.

La promozione della Baukultur può soltanto passare attraverso il consenso, attraverso un utilizzo sostenibile del potenziale territoriale e l’impiego di quello umano costituito da un gran numero di professionisti qualificati e infine dalla popolazione sempre più sensibile allo sfruttamento del suo territorio. Come affermato dall’arch. Elisa Valero, recentemente insignita del Swiss Architectural Award, bisogna “costruire né più né meno del necessario“, un modo di pensare rivolto alle generazioni future, che necessiteranno di risorse e di un territorio sano per affrontare sfide ancora sconosciute.

 

Al tema della pianificazione territoriale è dedicato il numero 6 di Archi.

Moderatore

Fabio Dozio, giornalista indipendente, già conduttore e redattore del TG, del Quotidiano e di Falò

Relatori

Ing. Guido Biaggio, Vicedirettore e Capodivisione infrastruttura stradale Est, USTRA
Ing. Andrea Mordasini, membro del CdA Gruppo Lombardi
Arch. Francesco Buzzi, Presidente FAS e membro CO e CT UA, CAT
Arch. Felix Wettstein, Presidente Commissione del paesaggio e membro CO e CT UA, CAT

Dall’articolo 16 della Dichiarazione di Davos: “Uno strumento chiave per la promozione della qualità sono i concorsi di progetto interdisciplinari, ampiamente discussi e condivisi. Per avere successo, la cultura della costruzione di qualità ha bisogno anche della partecipazione della società civile e di un pubblico pienamente informato e sensibilizzato.“

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